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Nei cortili dell'Università Statale

Dialoghi tra materiali, luci e colori

La Luce protagonista dei Fuori Salone nei cortili dell'Università degli Studi di Milano. Progettisti di fama internazionale hanno trasformato gli spazi della ex Ca' Grande in un palcoscenico a cielo aperto. Le storiche architetture hanno preso vita, animate da installazioni, giochi di luce e atmosfere di colore. In un dialogo continuo fra passato e futuro, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, la mostra si snodava fra portici, loggiati e giardini.

 

Piramide luminose dominavano all'ingresso: è il "Village Mountains" di  Zhang Ke standard-architecture che, al tramonto, regalava atmosfere e sfumature uniche. Tre picchi luminosi alti 6, 5 e 4 metri, realizzati in pannelli d'acciaio ultrasottile e plexiglass, propongono un'interpretazione visionaria per nuove espansioni rurali e urbane, una reinterpretazione futuristica del lascito di "vivere in montagna" della cultura cinese.

 

Il marmo è il materiale caratteristico di "The Garden": grandi massi illuminano i giardini dell'università, regalando l'illusione di essere leggere lanterne di luce in un continuo equilibrio tra certezze e instabilità. É un omaggio a questo materiale e una citazione alla fiera Carrara Marmotec (31° international fair marble technologies design, 23-26 maggio 2012) anche "One - Into the void" l'installazione realizzata da Som, Skidmore, Owings & Merrill in collaborazione con Paolo Armenise e Silvia Nerbi. Questo padiglione realizzato in marmo di Carrara rimanda al collegamento fisico tra la cava e ciò che è estratto, è costituito da strati lineari sovrapposti con riferimento alla stratificazione operata dall'uomo nell'atto dell'estrazione.

 

Il rosso domina negli spazi interni dove va in scena "Verge", la mostra curata da Elena Salina e allestita dalla designer Paola Navone. 6 artisti russi presentano un progetto tra arte contemporanea e design. Il titolo della performance indica la linea sottile che permette di afferrare il difficile confine tra questi due mondi.

 

L'architetto Odile Decq firma un gioco prospettico di luci e ombre che è stato creato attraverso un cubo di 4,5 metri d'altezza realizzato con 31 lastre di gres porcellanato spesse 6 millimetri. È invece un omaggio all'archistar americana Richard Meier l'installazione che riprende il progetto del nuovo i.lab di Italcementi a Bergamo. Il tetto, realizzato in cemento fotocatalitico si protende verso l'alto grazie a un impressionante sbalzo di 20 metri.

 

Matteo Ragni presenta "Icon celebratrion". Una scultura a origami, costituita da tre pannelli di lamiera piegata e da ottanta sagome di omini futuristi, celebra gli ottant'anni della bottiglia Camparisoda disegnata nel '32 da Depero, mentre rottami e bottiglie di vetro evidenziano i valori ecosostenibile del materiale, sano, naturale e riciclabile infinite volte. "Quattro punti per una torre" è l'opera di Massimo Iosa Ghini: è la rielaborazione del concetto primordiale di monolite in una torre a stelo alta 9 metri. All'interno, un gioco di luci metafora del pensiero mutante.

 

Il viaggio finisce con l'installazione "Architect's Eve" dei russi Speech Tchoban & Kuznetsov. Un occhio artificiale in acciaio specchiante riflette l'architettura circostante e riproduce le reazioni della pupilla trasmettendone le sensazioni di scocca, paura, shock per i monumenti simbolo dell'architettura minacciati di distruzione.

 

(G.L.R.)


Questo articolo è stato pubblicato il 15 maggio 2012 ed è archiviato nella categoria Eventi.

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