Protagonisti
Silvio De Ponte
Emozioni luminose
Light project e architetto con un passato da regista teatrale. É Silvio De Ponte, tra i protagonisti della Design Week Milanese con Frammenti - Tra Superfici, Luce&Materia, un'installazione realizzata in collaborazione con La Perla.
Ad Archilight spiega che cos'è per lui la luce e qual è la differenza tra "vedere e immaginare".
Ti sei occupato di allestimenti temporanei e hai curato anche progetti permanente: cosa cambia il tuo lavoro?
In termini concettuali e di approccio al progetto della luce, direi che per me non esiste nessuna differenza sia che si stia progettando un allestimento provvisorio che un'architettura permanente. Dopo la laurea in architettura, ho lavorato per lunghi anni in teatro come scenografo e come lighting designer, collaborando con diverse compagnie e con registi teatrali molto famosi. Quest'esperienza è stata per me particolarmente formativa. Ho creato una sorta di "transfert tecnologico e linguistico" dal mondo della "fiction" teatrale applicato ai progetti di architettura o di interni.
Che cosa intendi quando parli di "transfert" teatrale?
Questa formazione ha influito sul mio lavoro, oltre che sull'attività didattica. E mi ha portato a catalogare delle soluzioni di luce: il controluce o la luce di taglio, per esempio, sono tecniche tipiche della scenografia teatrale che sfrutto negli spazi che viviamo. E, spesso, uso anche apparecchi del linguaggio teatrale.
Come ti approcci alla luce?
Per me esistono due modi di lavorare con la luce. Il primo permette di vedere, è funzionale ed è legato al concetto di quantità. Il secondo, invece, serve per immaginare, permette di usare la luce per vedere con occhi diversi.
Ho l'impressione che il tuo sia un approccio molto emozionale...
Lavorando sull'immaginazione, i miei progetti si caricano di una poetica della luce particolarmente emozionale e coinvolgente, che tocca i vari sensi. Mi piace parlare, in tal senso, di una sorta di "ergonomia della visione" che non consideri soltanto gli aspetti quantitativi (lux, lumen, watt, etc.) ma che, al contrario, studi l'intima relazione tra l'uomo e il suo ambiente artificiale.
Come è stata concepita la luce all'interno di "Frammenti"?
L'illuminazione generale nello spazio espositivo è di tipo differenziato: una luce scenografica ed emozionale colorata a barre di led ed una luce scultorea d'accento per illuminare ed esaltare le superfici realizzate in materiali diversi e gli oggetti esposti.
Le barre lineari a led di luce con cambio colore in rgb sono state impiegate come retro illuminazione del tunnel sensoriale d'ingresso, mentre altre barre a led a luce fissa blu sono state impiegate in corrispondenza delle "gole luminose" delle pareti verticali.
La luce sulle superfici e sugli oggetti esposti è ottenuta attraverso proiettori a luce bianca a gradazione calda con fasci a 10° che hanno conferito calore e brillantezza alle superfici realizzate in materiali differenti. Sulle superfici verticali la luce è sempre radente al fine di esaltarne le texture delle stesse, mentre sugli oggetti il fascio luminoso è di tipo scultoreo a fascio stretto. I soffitti, realizzati con sagome di carta disegnate dal nostro studio e sostenute da reti metalliche, sono in retroilluminazione al fine di creare una ambientazione generale soft e una percezione di luce diffusa "nebulizzata".
Nei tuoi lavori come affronti l'elemento luce?
Come dicevo in precedenza, a seguito della mia formazione culturale e tecnica, la luce acquisisce un'importanza notevole, molto spesso più delle volumetrie fisiche tipiche dell'architettura. In genere attraverso particolari soluzioni di luce cerco di creare spazi fortemente impattanti ed emozionali, dove il visitatore si possa sentire coinvolto ed attore dello spazio che vive. Mi interessa di più lavorare con le qualità "soft" dell'architettura, in contrapposizione a quelle che chiamo qualità "hard", meno linguaggio high-tech e più linguaggio high-sensitivity. Sono fortemente incuriosito dagli aspetti della luce in relazione ai materiali dello spazio fisico, creando particolari texture tattili, nuove percezioni sensoriali ottenute attraverso mix di luce, di profumi e di sonorità.
Mi piace lavorare sull'interdisciplinarietà e sul mix dei generi dove la luce è attore ed interprete principale, diventa comunicazione e ci permette di comprendere i luoghi e gli spazi dove ci troviamo e che viviamo.
G.R.L.
Questo articolo è stato pubblicato il 30 giugno 2012 ed è archiviato nella categoria Protagonisti.
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