| Intervista a Giorgio di Tullio |
| "Le nostre cellule sono fatte di luce" |
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Fotografo, designer, regista, insegnante, Giorgio Di Tullio è un instancabile viaggiatore che "crede nell'intensità delle esperienze e delle percezioni". Dopo aver ascoltato il suo affascinante intervento in occasione dell'incontro "Organicamente luminosi. La luce intelligente non è mai stata così flessibile", organizzato da Osram, Archilight ha voluto approfondire la sua conoscenza. Con lui abbiamo chiacchierato delle tecnologie Led e Oled "primi passi verso la costruzione di spazi illuminati con esattezza, con molteplicità, con benessere", soffermandoci sulla responsabilità etica di architetti e designer, chiamati a progettare nel segno della sostenibilità, nel rispetto della Terra e delle sue risorse. Giorgio Di Tullio ci ha ricordato l'importanza vitale della luce, il suo ruolo guida nella storia dell'umanità, la sua magia, il fatto che la luce debba puntare su qualità e misura per costruire una vita sostenibile. Lasciamo che sia lui a raccontarcelo dalla sua Fano dove risiede "piccola città delle Marche, regione di taciuta vitalità e di dolci paesaggi", dice.
Nella sua biografia si legge: "M'interessa il senso delle cose, l'innovazione nei processi sociali, negli oggetti, nella comunicazione". Qual è per lei il senso della luce oggi? La luce ha guidato l'Uomo, nella sua vita e nello sviluppo delle culture e delle relazioni. La luce oggi, trova ancora in questi motivi originari, il ruolo del futuro: può farsi prima guida di un movimento globale per la riduzione dei consumi energetici, può diventare la prima testimonianza del passaggio dall'epoca della quantità a quella della qualità. La luce per sua natura, trasforma l'energia in valori, chiarezza, direzioni, sicurezza, percezioni. Ma talvolta invece é stata mezzo di potere, di scala economica: le città più potenti, i quartieri della finanza, gli edifici del potere, i monumenti celebrativi, hanno sempre ricevuto nella notte, quantità abnormi di luce, hanno, nella quantità luminosa, trovato un simbolo d'importanza oltre ogni ragionevolezza. D'altronde abbiamo sempre scambiato il buio per opacità, e la luce per trasparenza, ma per lo più si trattava di finzione: illuminare una montagna, una costa battuta dalle onde, un bosco così come un ammasso di mattoni o di cemento, sono atti privi di sentimento e di senso. Per ricondurre tutta la vita su questo pianeta, ad un atto di sensibilità, la Luce deve puntare sulla qualità, sulla ragionevolezza, sulla misura. E qui le ultime tecnologie ci dicono chiaramente la direzione da seguire.
Se dico luce, qual è il suo primo pensiero? L'aurora boreale che ho incontrato e goduto nell'esperienza in Islanda. Varie forme d'energia luminosa si muovevano nel cielo e spesso, stranamente, ho avuto l'impressione che si muovessero anche sulla terra. Non a caso in Islanda le saghe ci narrano di trolls, elfi e fate. Lo so che do l'idea di essere un po' strano, ma credo nell'intensità delle esperienze e delle percezioni. La luce è nel buio, anche solo questa considerazione può diventare un pensiero dai contorni metafisici.
Luce e architettura. Secondo lei, quale responsabilità hanno oggi i progettisti, architetti e designer dell'illuminazione, soprattutto in relazione ai temi della sostenibilità e del benessere delle persone? L'architettura ed il design hanno il dovere etico di ben progettare, non più in senso estetico, ma in direzione di una vita olisticamente sostenibile. Lo sottolineo, é la vita a dover essere sostenibile, non solo l'ambiente. Aristotele scriveva che l'Architettura é la forma più alta della politica. Una pianta può ricrescere ed una civiltà pure, quello che non ricresce é la Terra, abbiamo il dovere di non consumarne più, di non impoverirla nelle sue risorse, nella sua biosfera, nei suoi equilibri.
Luce e nuove tecnologie. Che cosa pensa di Led e Oled? Credo che Led e O.Led siano i primi passi verso la costruzione di spazi illuminati con esattezza, con molteplicità, con benessere. Le nostre cellule sono fatte di luce, la qualità del rapporto tra organismi viventi e ambienti artificiali é mediata dalle fonti luminose. Le tecnologie a diodi possono migliorare l'organicismo dei sistemi luminosi.
A quale installazione realizzata sul tema della luce è più legato? Mi vien da pensare al design delle scene multimediali che ho realizzato, insieme alla regia, nello spettacolo "Made in Italy, Italia mia" di e con Vincenzo Cerami, con musiche a cura di Nicola Piovani. In quel caso ho costruito una serie di panorami percettivi, con un intenso uso dei controluce e d'immagini composte che illuminavano in via diretta la scena. Ho utilizzato in quel caso tecnologie molto avanzate di proiezione luminosa ed esperienze, invece, molto fisiche: ad un certo punto, in scena appariva un raggio di sole e poi pioveva, non erano proiezioni, ma luce ad altissima temperatura colore, acqua vera, pioggia. Lo spettacolo é stato realizzato nel 2007 per il festival della letteratura di Mantova. La luce era un attore in scena: raccontavamo l'Italia dei progetti perduti, la nostra incapacità di cogliere e sviluppare le grandi visioni dei designer italiani dei Sessanta e Settanta. La luce, come gli oggetti del design, é stata una grande occasione mancata.
Lei viaggia molto. Qual è il luogo in cui la luce o una particolare illuminazione l'ha emozionata di più? La città in cui ha potuto ammirare l'illuminazione più funzionale? Sono appena rientrato dal Sudafrica e sarebbe sin troppo semplice indicare nelle stellate africane o nei tramonti equatoriali o polari, il massimo dell'estetica e della funzionalità. Ma in realtà citerei lo straordinario esempio del centro storico di Mantova, messo in luce dall'architetto Piero Castiglioni. In ogni luogo della città si possono, nella notte, sempre percepire molteplici piani visivi. Senza eccessi, né quantitativi, né celebrativi. Un altro luogo che provocatoriamente citerei é Pyongyang, in Corea del Nord, la città meno vista e più improbabile del mondo. Non esiste illuminazione stradale, ma non esistono neanche persiane alle finestre: la città, le vie, sono illuminate dalle lampadine nelle case, che funzionano come una specie di lanterna magica. Quando le persone vanno a dormire, la città si spegne con loro. In teoria questo é il massimo della funzionalità, anche se, purtroppo, anche il minimo della sicurezza.
Ci racconta qualcosa dei suoi futuri progetti "luminosi"? In questo periodo sto ragionando molto sulle grandi superfici, in particolare sui supermercati. Vorrei riuscire ad avvicinare esterni ed interni, vorrei riuscire a fare in modo, con la luce, che quei capannoni che gli americani chiamano shoes box, scatole da scarpe, si riavvicinino al corpo, alle percezioni, al benessere delle persone. Ora sono contenitori di merci, domani vorrei diventassero contenitori di conoscenza e comfort. La luce, nella sua mutevolezza, nella sua sensibilità può fare moltissimo in questo senso. Naturalmente il primo passo é quello di tornare ad aprire le architetture con vetrate ampie, poi si tratta di usare la luce non in senso quantitativo ma qualitativo; non persuasioni, ma informazioni: d'altra parte la chiarezza ha da fare col chiarore e quindi col fare luce.
(V.G.)
Questo articolo è stato pubblicato il 23 agosto 2010 ed è archiviato nella categoria Protagonisti . Iscriviti alla Newsletter di Archilight!
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